IL PUDORE

9 Ottobre 2010 27 commenti

Rieccola! Pensavo fosse andata via, invece è ricomparsa, -più disinvolta e più puttana che mai- canta Renato Zero. Ieri pioveva e indossavo una felpa, oggi ho di nuovo   il vestito estivo scollato e ho  pensato che l’estate è davvero una  stagione   senza pudore che ci conquista e ci fa somigliare a lei. Ricordo una richiesta che tempo fa mi fece un amico: “Giò – mi disse- parlami del pudore, cos’è per te”? Mi accinsi di buona lena  a farlo, per poi scoprire che non era un’impresa facile e pensai che avrei dovuto rispondere come Sant’Agostino quando, a chi gli domandava cos’era il tempo rispondeva: “ Se nessuno me lo chiede, lo so; se voglio spiegarlo a chi me lo chiede, non lo so più.”

Già, cos’è il pudore? Forse è più facile dire cosa non è! Si può parlare di esso in riferimento a tanti aspetti del nostro vivere quotidiano:c’è il pudore fisico, che ci impedisce di   spogliarci  e mostrare la nudità del nostro corpo, quel “timore di mostrarsi interamente nudi”! C’è anche un pudore interiore che governa l’approccio nei confronti delle persone con le quali ci confrontiamo giornalmente, e che   determina una minore o maggiore apertura all’esternazione e alla confidenza intima. Per quanto mi riguarda,  è qualcosa che ha radici lontane, che in parte sicuramente mi è stato inculcato dall’educazione impartitami dai miei genitori, incolpevoli insegnanti, rei di avermi trasmesso ciò che, a loro volta è stato insegnato.

E’ comunque un riserbo connaturato, un sentimento di ritrosia per tutto ciò che è urlato, che è esibito sfacciatamente a tutti senza distinzione.  Riserbo da non  confondersi con reticenza; spesso si ha bisogno di tenere chiusi alcuni cassetti del nostro cuore per custodirne gelosamente il contenuto, un contenuto che sentiamo di dover proteggere per tutelare noi stessi e chi amiamo. In un manuale di psicologia lessi che “il bambino è all’inizio un essere amorale  dominato dal piacere e solo gradualmente riuscirà a controllare e reprimere gli istinti, quindi la moralità rappresenta la forma strutturata della repressione… tradizione morale che è trasmessa di padre in figlio”, vien da se che quando non si riesce a dominarsi si commette un  oltraggio al pudore, che è persino un reato. Allora davvero tutto, compreso il pudore, nasce da “quell’albero “ che è la morale dal quale poi tanti rami si estendono, e così come i rami, secondo le stagioni si vestono  o si svestono, anche noi secondo le stagioni della vita  e delle persone con le quali ci relazioniamo indossiamo i nostri vestiti più o meno pesanti. Il pudore è uno dei tanti abiti, a volte scomodo, stretto, castrante…complica ogni cosa: è come essere costretti a sganciare i tanti gancetti di uno stretto bustino  anziché sciogliere un solo fiocco. Il pudore visto come un abito, e nessun abito si tiene   sempre indosso. Per me, il pudore, è sempre stato legato alle mie prime volte, alle seconde, alle terze persino… poi ho iniziato a  svestirmi quasi senza accorgermene con le persone ( solo quelle poche) che hanno meritato stima e il dono di me stessa: corpo e anima.

Chissà qual è il confine tra pudore e vergogna.

Chissà perché ho la sensazione che il pudore  si coniughi o si debba  coniugare più al femminile.

Chissà perché si sta perdendo per strada e nessuno arrossisce più  di fronte  a nulla.

Chissà quando recupereremo in questa società che mostra tutto con protervia e sfacciataggine, un nuovo modo di essere, un maggior pudore: custode imparziale  e silenzioso dell’intimità e della riservatezza di ognuno.

“ Celami in te, dove cose più dolci son celate, fra le radici delle rose e delle spezie”

( Swinburne)

s'archittu 2010

( S’archittu: Estate 2010)

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TOLLERANZA ZERO

3 Agosto 2010 82 commenti

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Tra le mie  mani racchiudo il passato, il presente e quel che pensavo fosse il futuro. Oggi non ne sono più convinta ! Quando ogni azione, ogni gesto quotidiano di questa vita richiede uno sforzo continuo, una lotta continua, uno scontro ad armi impari con i tuoi interlocutori, finisce che perdi la speranza, finisce che perdi la fede e abbandoni per strada quei progetti che ritenevi importanti e di vitale importanza per te.

Ligabue dice che vivere è un atto di fede, io credo e si consolida sempre più in me la convinzione che vivere sia un atto di coraggio e a questo proposito mi sovviene la massima che scrissi nella mia ultima agenda  dell’ultimo anno di scuola:” in questa vita non è difficile morire, vivere…è di gran lunga più difficile”!

 Ho sperimentato in mesi difficili e complicati come sia pesante gestire il rapporto con i burocrati. Ho sperimentato come ci si senta letteralmente schiacciati da una mole enorme quanto inutile di cavilli che paiono essere stati ideati per soddisfare la brama di “dominio” di taluni piccoli e insignificanti impiegatucci che cercano un riscatto alla loro mediocrità opprimendo gli altri da dietro una scrivania che li vede arrogarsi diritti che non hanno.

Ho deciso che la mia, sarà una tolleranza ZERO!

Scrivo in queste  pagine  virtuali che più o meno tutti stiamo abbandonando per disincanto stanchezza e malumori, per urlare la mia rabbia   e   affermare con maggiore convinzione la mia decisione ad avere tolleranza ZERO:

Verso chi ci governa e finge di non vedere e sentire…

Verso chi cerca di umiliarmi e  tenta di non ascoltare le mie ragioni  perché non vanto conoscenze altolocate…

Verso chi accetta di ricevermi perché ho una bella voce e chissà come è il resto…

Verso tutti quelli che non fanno bene  il loro dovere, fosse anche lo spalatore di cacca…

Verso tutti i cafoni che incontro per strada in questo periodo nei loro ingombranti suv, che credono di essere i padroni del mondo e che mi trovo costretta a fermare di prepotenza per poter passare almeno  nelle strisce pedonali…

Verso quelli che non si fermano agli stop e rischiano di travolgerti…

Verso quelli che scendono dalle loro roulotte e svuotano le loro vesciche gonfie contro i muri delle case…

Verso quelli che circolano praticamente nudi per le strade cittadine esibendo “pacchi“ osceni per grandezza o piccolezza, o seni cadenti e pance e sederi debordanti, cose che in spiaggia non guardi ma se te li ritrovi davanti al banco salumi un po’ di schifo te lo suscitano…

Verso chi non si lava, e ti costringe a subire il loro odore sgradevole…

Verso chi urla al cellulare e ti rende partecipe di cose che non ti interessano e magari è pure favorevole alla legge sulla privacy…

Verso bambini scalmanati e maleducati al pari dei genitori che trattano la cosa altrui come propria…

Verso chi vuole la tua amicizia perché gli fai comodo…

Verso chi dice di amarti e si comporta come il peggiore dei criminali…

Verso chi fa promesse che puntualmente non mantiene…

Verso chi mente…

Verso chi va in chiesa a pregare e pensa di salvare la sua anima dannata senza fare neanche un atto di carità cristiana…

Verso chi non ha la forza di un pensiero più grande e tratta male chiunque…

E potrei continuare all’infinito ma, mi fermo qui!

Mi costerà la vita, ci perderò la salute ma, in mezzo ad una marea di  arroganti  e indolenti e prepotenti e rassegnati più o meni consapevoli, scelgo di pensare…scelgo di lottare…scelgo di orientare le azioni invece di subirle!

 

…Quando inizi a capire
che sei solo e in mutande
quando inizi a capire
che tutto è più grande…

Tra una botta che prendo
e una botta che dò
tra un amico che perdo
e un amico che avrò
che se cado una volta
una volta cadrò
e da terra, da lì m’alzerò…

( F.M.)

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PASSERA’…

20 Luglio 2010 33 commenti

Gatto1

 

 

 

Stamattina ero persa nei miei pensieri…un pò come il gatto Felix! A sorpresa si è avvicinata una zingara e mi ha detto: ” Sorridi, devi sorridere almeno una volta alla settimana…i pensieri e le preoccupazioni fanno male alla testa e allo stomaco. Tu stai male per colpa degli altri, gli altri ti hanno fatto del male…ma stai tranquilla…tutto si risolverà…non preoccuparti più! Ho fissato  senza parlare quel volto scuro, i suoi tre denti d’oro, il suo sorriso quasi dolce…ho rifiutato la sua richiesta di predirmi il futuro…e nel sorridermi è andata via!

Osservo le barche dei turisti che rientrano dalle gite. La bandiera dei quattro mori svetta sui pennoni…soffia una brezza leggera…si…forse ha ragione lei, tutto si risolve, in un modo o nell’altro!

P.S. Lo so, è un post demenziale, ma quello precedente  era datato…e occorreva cambiar pagina! In tutti i sensi!

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BLOG LISTATO A LUTTO

11 Giugno 2010 79 commenti

 

 

 

 

 

listato a lutto 1

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IO MI VOGLIO PASTORE

26 Aprile 2010 63 commenti

Stavolta non scriverò tante parole…preferisco che il vostro tempo  lo dedichiate alla visione del video che ho scelto per voi.

Ho spesso parlato dell’orgoglio che nutro per la mia terra e la mia gente, ma chissà se sono davvero riuscita a far capire cosa significhi avere ogni fibra del proprio corpo impregnata di  questo “orgoglio”!

Questo video, proprio attraverso il racconto di questa vita lo fa con semplicità!

 

formirt

( Questo è il frutto del lavoro di questo  pastore,dell’intelligenza e della fantasia e della modernità applicata ad un mestiere antico come il mondo: un formaggio pecorino aromatizzato al mirto e al timo….) 

 
IO MI VOGLIO PASTORE!

Video importato

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DIMMI QUAND’E'…

12 Aprile 2010 37 commenti

Una mattina come tante. Nell’aria il primo sentore di una tanto attesa primavera: un merlo svolazza da un ramo all’altro dell’albero del limone. Un gatto nero dal pelo lucidissimo con un vezzoso collarino rosso va alla ricerca della sua preda quotidiana dietro un covone di legna da ardere . Un cielo finalmente terso e limpido: l’albicocco in fiore, voglia di respirare a pieni polmoni, desiderio di rinascita ovunque e poi, il trillo del cellulare e con esso la fine della pace. Rispondo e non ho il tempo di dire neanche ciao che la notizia giunge: “ G, si è suicidato!” Ti aspetteresti che la natura cambiasse colore e si tingesse di nero invece, il merlo continua a svolazzare e il gatto ha appena catturato il suo pasto . Mi verrebbe da scrivere …” tonfi sordi, cannonate di sbalordimento …”G. si è ucciso, non è più di questa terra. Dopo l’annichilimento iniziale il solito rituale d’interrogativi sempre uguali: “ Perché, dove, ma soprattutto perché…perché…perché….????” Notizie frammentarie, discordanti, imprecise che non cambiano la sostanza della notizia ferale.
Ci si era persi di vista da diversi anni, subito dopo la nascita del primo e unico figlio. Ogni tanto una notizia ma nulla di più, perché questa vita ci fagocita e non lascia spazi per continuare a coltivare i tanti rapporti che intessiamo nel nostro cammino. Ci si perde per strada e nella mente altro non resta che schegge di memoria: il tuo aspetto riservato, il sorriso timido, una pizza mangiata a casa tua, l’orgoglio e la commozione nel mostrare tuo figlio appena nato.
Nella mente continuano a rincorrersi senza sosta mille perché. L’interrogativo principale è : come hai potuto far questo a te stesso, a tuo figlio, a tua moglie? Man mano che giungano le notizie e che il quadro è sempre più preciso ogni fibra del corpo è come se si ripiegasse in se stessa dall’orrore e dal rifiuto di accettare la tua ultima scelta. Immaginarti che esci da casa con un pretesto, che fai colazione, che saluti i tuoi con la consapevolezza che sarà l’ultima volta che li vedrai e che ti vedranno vivo, che esegui tutti i gesti sino a quello definitivo con un rituale metodico e preciso, fa venire i brividi. Mi vengono in mente le domande più assurde. Che sapore aveva la tua ultima cena, il tuo caffè, com’era lo sguardo che hai posato l’ultima volta su tuo figlio, cosa avevi nel cuore quando hai scritto la tua lettera d’addio? A nessuno è dato sapere qual è il suo ultimo giorno, se il pasto che facciamo è l’ultimo, se il saluto che rivolgiamo è quello definitivo: come sarebbero questi gesti se avessimo consapevolezza che sono gli ultimi? Presteremmo più attenzione a quel cibo che assaporiamo per l’ultima volta, sorrideremmo diversamente a chi non ci vedrà più?
L’interrogativo principale però è: QUANTO GRANDE era il tuo male di vivere?
Nel post precedente ho parlato di mostri, e di tanti, questo è quello che più mi fa paura . Non sai quando e se verrà. Si spegne l’interruttore della ragione e si commettono i gesti più assurdi e irrimediabili e poi tutti a dire: “ ma era una brava persona, tranquilla, amava la famiglia, non mi spiego il suo gesto!”
Il mal di vivere spessissimo è celato agli occhi di chi ci sta accanto, e ancor più spesso, chi ci sta accanto ne ignora i segnali coscientemente o meno.
E’ un esercizio sterile chiedersi perché, un esercizio che non può che far del male a chiunque se lo ponga, perché inevitabilmente le riflessioni successive sono sempre le stesse: Come ho fatto a non accorgermi che stava male, che premeditava un tale enorme gesto? Avrei potuto fermarlo?
Sono convinta che questa domanda sarà sempre presente nella mente di tua moglie, un pungolo che diventerà rimorso o rimpianto, che non le darà pace sino a che avrà vita. La stessa pace che sarà impossibile trovare per tuo figlio. Affrontare la perdita di un genitore è un dolore tremendo a ogni età, un distacco, un lutto che si elabora nel tempo sino a trovare poi una consolazione e un’accettazione. Come superare il dolore per la morte di un padre che ha DECISO di lasciarti togliendosi la vita?
I giornali hanno parlato di “sindrome di Burnout”, una depressione da stress lavorativo, ed è preoccupante costatare come i suicidi nel posto di lavoro siano in forte e costante aumento! Hai voluto spezzare il legame di sofferenza che ti legava al lavoro, proprio là, dove era nata e cresciuta la tua sofferenza: proprio là, con un estremo atto liberatorio hai posto fine a tutto! Ora per chi passa da lì tutte le mattine, è inevitabile guardare dentro e dirti “ Ciao G!!”
Non riesco a giudicare il tuo gesto, a colpevolizzarti come stanno facendo in tanti, in me c’è solo spazio per pensare a quanto era grande il tuo malessere e ti capisco, ti ho capito!
Mentre scrivo, sento in sottofondo le parole di una canzone di Ruggeri che amo:
“.. .Dimmi quand’è che ti sei divertito davvero,
prova a dirmi quand’è che hai gettato ogni dubbio nel vento,
dimmi quando tu hai fatto più felice il bambino che hai dentro …
prova a dirmi quand’è che hai lasciato i rimpianti nel vento,
dimmi quando tu hai fatto più felice il bambino che hai dentro
e hai vissuto le piccole cose lungo gli incontri della vita”
Ciao P.

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MOSTRI

4 Marzo 2010 55 commenti

Era estate, quando chiesi a Raz  di disegnarmi una tavola personalizzata. Desideravo che il suo estro   desse vita ed esprimesse  un qualcosa di occulto ma terribilmente reale e presente nella nostra quotidianità, qualcosa di nascosto ma terribilmente pericoloso: gli chiesi di disegnare il mostro che si cela dentro ognuno di noi.Un mostro tanto più pericoloso, quanto  più   normale  è l’aspetto esteriore della persona.

GP

(grazie Raz)

Sono diversi mesi che mi pongo una domanda alla quale non sono ancora riuscita a trovare una risposta:” come si riconoscono i mostri”?Me lo chiedo perché io ne ho incontrati, ma non ho saputo riconoscerli.La maggior parte delle volte somigliano a me; hanno due occhi, un naso e una bocca . Hanno un sorriso accattivante. Svolgono professioni che li porta a   prodigarsi  per gli altri: sono medici, insegnanti, sacerdoti!

Appaiono buoni, sensibili e meritevoli di stima e considerazione. Profumano di buono! Niente, né del loro aspetto esteriore, né dei loro atteggiamenti fa presagire che dentro di loro il mostro è in agguato, pronto ad azzannarti con un balzo.

Un mostro può avere miti occhi azzurri, un sorriso dolce, può dirti le frasi più belle e declamarti i versi più intensi e struggenti. Il mostro spesso si ammanta  di santità e perbenismo: predica virtù e rispetto, sostiene che non farebbe  mai  agli altri ciò che non vorrebbero fosse fatto   a lui, e invece… perversamente lo fa, e dopo finge di piangere lacrime di coccodrillo, quando il male è fatto, quando sono stati fatti danni irreversibili.   Di fronte a loro  sei assolutamente indifesa/o, il gioco è talmente ben orchestrato che non c’è nulla che faccia suonare in te un campanello d’allarme che ti metta in allerta e ti faccia allontanare a gambe levate da un pericolo reale e concreto!

E’ lo stesso problema dei pensieri. Come fare a capire quali sono realmente sinceri, quando sono realmente lo specchio della verità di quel individuo? Il mostro non lascia dietro se una scia di zolfo, e il bugiardo non lascia un cattivo odore di menzogna.

E non basta l’esperienza a farti capire con chi hai a che fare, no, non basta una vita intera di esperienze più o meno dolorose a metterti al riparo dalla cattiveria altrui.

Di recente sono arrivata alla conclusione che usare violenza agli altri, non significa (solo) far loro del male fisicamente, usare un’arma, violentare un corpo o una mente con vessazione continue…no, la più grande violenza è la menzogna, è approfittare della fiducia che gli altri ripongono in te, è usarla per scopi personali…per un tornaconto privatissimo, per  ottenere un beneficio, anche   sessuale ad esempio . La più scellerata mostruosità è quella di chi violenta la tua innocenza e si fa strada in te, e si fa voler bene, e così facendo  ti circuisce e carpisce la tua fiducia per poi usarti.

Anche dentro di me si cela il mostro, mi ci scontro tutti i giorni e nessuno mai l’ha visto. Il mostro che mi spinge a ignorare gli altri, il mostro dell’egoismo, il mostro che vorrebbe che manipolassi chi può essermi utile, che vorrebbe che strumentalizzassi l’affetto e l’amore che pochi o tanti nutrono per me,  che pone me in cima al mondo, che mi vuol convincere che tutto ciò che mi fa star bene è lecito sia fatto  senza pensare a quegli  altri che pagano per le mie scelte!

Sempre più spesso,   quando le aggressioni di cui siamo vittime (o anche carnefici)  raggiungono l’apice, ecco che altri demoni si impossessano di noi e finiamo vittime di ansie, depressioni, fobie ed ossessioni, ed è una lotta continua, spesso impari tra demoni reali e demoni creati dalla nostra mente…e più osservo la tavola di Raz, più li sento vicino…

Video importato

YouTube Video

Fa un certo effetto non capire bene
da dove nasce ogni tua reazione.
E tu stai vivendo senza sapere mai
nel tuo profondo quello che sei
quello che sei.

I mostri che abbiamo dentro
che vivono in ogni uomo
nascosti nell’inconscio
sono un atavico richiamo.

I mostri che abbiamo dentro
che vagano in ogni mente
sono i nostri oscuri istinti
e inevitabilmente
dobbiamo farci i conti.

I mostri che abbiamo dentro
silenziosi e insinuanti
sono il gene egoista
che senza complimenti
domina e conquista.

I mostri che abbiamo dentro
ci spingono alla violenza
che quasi per simbiosi
si è incollata
alla nostra esistenza.

La nostra vita civile
la nostra idea di giustizia e uguaglianza
la convivenza sociale
è minacciata
dai mostri che sono la nostra sostanza.

I mostri che abbiamo dentro
i mostri che abbiamo dentro.

I mostri che abbiamo dentro
ci fanno illanguidire
di fronte a quella cosa
che spudoratamente
noi chiamiamo amore.

I mostri che abbiamo dentro
sono insaziabili e funesti
sono il potere a tutti i costi
ma anche chi lo odia
soltanto per invidia.

I mostri che abbiamo dentro
ci ispirano il grande sogno
di un Dio severo e giusto
col mitico bisogno
di Allah e di Gesù Cristo.

I mostri che abbiamo dentro
ci inculcano idee contorte
e il gusto sadico e morboso
di fronte a immagini di morte.

La nostra vita cosciente
la nostra fede nel giusto e nel bello
è un equilibrio apparente
che è minacciato
dai mostri che abbiamo nel nostro
cervello.

I mostri che abbiamo dentro
crescono in tutto il mondo
i mostri che abbiamo dentro
ci stanno devastando.

I mostri che abbiamo dentro
che vivono in ogni mente
che nascono in ogni terra
inevitabilmente
ci portano alla guerra.

Giorgio Gaber
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prova

1 Marzo 2010 27 commenti

prova prova….. sà sà sà….cane

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SABBIA E MAGIA

27 Novembre 2009 30 commenti

Arnica mi fa ha fatto un regalo!

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GIURAMENTO DI IPPOCRATE O…

4 Novembre 2009 14 commenti

Annoiata e distratta pigiavo con irritazione sui tasti del telecomando, nella speranza  di scovare qualche programma che risvegliasse  il mio interesse, scuotendomi  da un’ apatia e un’indolenza  soporifere. In quel rapido imperversare  da un canale all’altro la mia attenzione veniva catturata  dalla voce di Anna Valle che citava a memoria alcuni passi del giuramento di Ippocrate.

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