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Equilibrio instabile

Mi si chiede di scrivere. Mi si chiede di arieggiare questa stanza dove da tempo non spalanco le finestre. In effetti fuori e dentro questo spazio c’è sempre la stessa aria che si respirava mesi fa.

E’ strano come tutto vada  avanti ad una velocità supersonica e tutto rimanga esattamente uguale a com’era.

Il maglione che avevo deciso di farmi  è ancora lì, manca poco a terminarlo ma è stato abbandonato!

lavoro

I libri iniziati sul comodino, vengono rimossi per togliere la polvere che vi si deposita sopra ma nessun invito ad aprirli  giunge da essi!

libri

Sono costantemente in equilibrio precario su un’immaginaria corda,  con pesi sempre nuovi che mi sbilanciano rendendo difficoltosa l’impresa di trovare stabilità.

equilibrio

Un senso di devastante precarietà   mi pervade e soffoca ogni mio anelito. Su tutto un senso di abbandono lacerante, una solitudine che graffia l’anima e i sensi. Un delirio costante e frustrante di cattivi pensieri. Una ricerca vana di un perchè, di un anelito di pace dopo tanto faticare. Mi guardo allo specchio e non mi riconosco. Mi guardo dentro  e ardo di rabbia non più celata. Senza più freni inibitori vomito parole e assisto allo stupore che suscitano negli altri. Uno stupore che ammutolisce e che non paga il conto che gli sto presentando. E’ come se ,tutte le mie parole inzuppate di rancore che chiedono risposte ,riempissero le teste vuote dei miei interlocutori e dalle stesse uscissero senza darmi modo di capire quali son rimaste dentro. Come prendere una bottiglia d’acqua e una di vino…e provare a riempirne una terza senza fermarsi anche quando si è arrivati al bordo. Il liquido in eccesso fuoriesce, ma cosa sarà rimasto dentro? Resterà più vino o più acqua? Quali dei concetti espressi  tra i tanti,restano nelle  teste altrui e attecchiscono e danno un frutto?

Tutto avviene così velocemente che mancano terribilmente i tempi di sedimentazione, di elaborazione, di comprensione. E’ un vortice che scuote, è un ciclone che ti avvolge e ti sbatte ovunque lasciandoti esausta  incapace di capire e capirti in  un mondo divenuto estraneo! Niente sembra essere più al suo posto, niente sembra assolvere alla funzione per la quale è stato creato e non ci sono più certezze alle quali aggrapparsi.

estintoreCosa ci fa un estintore a bloccare la porta di un’unità coronica? Il suo posto non è lì ! Non è stato creato per quello. E’ tutto così grottesco ! No, nulla è più al suo posto! Si vive precariamente pervasi da un  costante senso di minaccia, nell’attesa che qualcosa di brutto, di tremendo accada!

La diagnosi è la paura! Paura di tutto: di perdere la salute, di perdere il lavoro, di perdere LA PACE, di perdere LA SPERANZA.

Per la cura, bisogna attendere!

“IL PARADOSSO DELLA NOSTRA ERA”

Abbiamo case più grandi e famiglie più piccole;

più comodità, ma meno tempo;

più lauree, ma meno buon senso;

più conoscenza, ma meno giudizio;

più esperti, ma più problemi;

più medicine, ma meno salute;

Abbiamo fatto tutta la strada fino alla luna e indietro, ma abbiamo problemi ad attraversare la strada per incontrare il nuovo vicino.

Costruiamo più computer per contenere più informazioni e produrre più copie che mai, ma abbiamo meno comunicazione;

Siamo migliorati sulla quantità, ma peggiorati sulla qualità.

Questi sono i tempi dei fast-food e della digestione lenta;

Grandi uomini, ma piccoli caratteri;

Profitti veloci, ma relazioni di poco valore.

E’ un tempo in cui c’è molto fuori dalla finestra, ma poco nella stanza.

Tenzin Gyatso, 14° Dalai Lama.

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  1. ivy phoenix
    19 Marzo 2011 a 11:24 | #1

    in effetti il senso di precarietà su questa terra lo abbiamo avuto tutti in questi giorni guardando al giappone.. si sta come d’autunno sugli alberi le foglie, diceva ungaretti

  2. Arnicamontana
    18 Marzo 2011 a 21:12 | #2

    Giovanna cara, riemergo anch’io dai miei sovrumani silenzi e leggo e condivido, sai bene quanto. Grazie della citazione del Dalai Lama.

    La primavera è dietro l’angolo…ci tocca continuare a coltivare pazienza.
    Un abbraccio solido e solidale

  3. 18 Marzo 2011 a 16:00 | #3

    Ciao Giovanna…domani riprendo il viaggio! :-)
    P.s io non frequento fb, se senti che vedono anche la mia foto fammi sapere….ne ho piene le…
    Baci spero a presto!

  4. 18 Marzo 2011 a 14:59 | #4

    …è vero…però io che sono ottimista, credo che ognuno di noi possa nel suo piccolo almeno nel quotidiano, non lasciarsi prendere dal vorice…
    c’è da sfoltire, da cominciare piano piano, da stilare graduatorie su cosa sia per noi importante e cosa no…e goccia dopo giccia anche ciò che straborda dalla bottiglia, può essere messo pian piano in un bicchiere…
    non credo di aver trovato la ricetta della serenità…ma credo sia un buon metodo per essere più padroni e consapevoli di questo lasso di tempo che siamo qui…
    p.s. se decidi di eliminare qualcuno e ti serve una mano puoi contattarmi…:-)…avrei una discreta lista…:-)

  5. 16 Marzo 2011 a 17:36 | #5

    Ciao Caro Henry…ma sai che è bellissima la frase:”se si comprasse la serenità, te ne regalerei quanto basta!” :-) Ecco, quanto basta…sarebbe il massimo! Trovo comunque bello il regalo di un sorriso che ricambio :-)

  6. Henry
    14 Marzo 2011 a 23:55 | #6

    Ciao Giovanna. Equilibrio precario, è un titolo di una mia poesia pubblicata nel 2005 mi pare , che ho ritrovato anche nel tuo post, come spirito.
    Che dirti ? Non sono certo tempi facili, ma non lo sono stati mai veramente.
    La parola d’ordine è resistere e attacarsi alle boe galleggianti, che ognuno deve trovare nel mare in tempesta. Non ho soluzioni, ne regole per uscirne prima.
    Uan sola certezza entrando in un tunnel buio di sicuro esiste una fine illuminata, uno sbucare dall’altra parte del problema e lasciarsi alle spalle il buio.
    Forse un solo problema non esiste, ma se non cambia o si risolve nell’immediato occorre guardare da un’ottica differente il tutto.
    Buon tutto, se si comprasse la serenità, te ne regalerei quanto basta, ma funziona in modo diverso. posso solo mandarti un
    :-)

  7. 14 Marzo 2011 a 16:29 | #7

    @ Abele
    E’ un sentire comune a tantissimi quello di pensare di essere indispensabili, al centro dell’universo. Per quanto mi riguarda, osservando quel che accade intorno a me da sempre, sono arrivata alla conclusione che “morto un papa, se ne fa un altro”! Ognuno di noi può essere sostituito, pur se svolge mansioni o ricopre incarichi particolari. Tutto va avanti e non si ferma. Certo, si può ricordare con più rimpianto ed affetto e nostalgia una persona piuttosta che un’altra, ma se occorre, il suo posto verrà ricoperto da altri. MAI cullarsi nell’egocentrico pensiero di essere insostituibili!Piuttosto Abele, continuiamo a fare quel che facciamo…viviamo con umiltà e tiriamo fuori tutta la nostra grinta per difendere un pensiero, un’idea, un sentimento…anche se qualcuno ci taccia da menagrami.:-D Noi siamo un piccolo passo avanti a loro…abbiamo capito che…nulla dura per sempre…noi compresi! :-)

  8. Abele
    13 Marzo 2011 a 17:18 | #8

    … indispensabili, scritto due volte, forse per ribadire il concetto, questo sì relativo assai, di “insostituibili”…

  9. Abele
    13 Marzo 2011 a 17:14 | #9

    Ci ricordassimo tutti della nostra infinita relatività e fragilità! Invece ci riteniamo assoluti, indispensabili, immortali, indispensabili e lì esauriamo il nostro non-essere; io per primo. E quando lo dico, o lo scrivo, vengo messo da parte. Come se fossi un menagramo.

  10. 13 Marzo 2011 a 15:20 | #10

    E hanno anche un bel coraggio a dire che tutto va bene….mentre “vivono” un deserto dentro!
    Non si può essere indifferenti a situazioni tragiche, anche se non ci colpiscono direttamente!
    Affrontiamo quel vero coraggio che è sempre più grande di noi!
    Buona domenica

  11. 13 Marzo 2011 a 9:21 | #11

    Buon giorno a tutti i compagni di viaggio.
    Ciò che sta accadendo in questi giorni soprattutto in Giappone è la conferma delle sensazioni che proviamo tutti. Si vive nella paura e nell’attesa e i fatti dimostrano che davvero, dietro l’angolo, c’è qualosa ad attenderci…qualcosa che sconvolge e ditrugge la vita. Questo è anche il risultato del progresso…ora vediamo tutto in presa diretta da ogni angolazione e la forza devastante di tanti eventi che ci sono sempre stati ( ma che non venivano correlati da tanti video) ci travolge e ci lascia attoniti ed impauriti.
    Cosa c’è dietro il nostro angolo?
    Perchè noi viviamo con questa angoscia, questa rabbia, questa voglia di urlare basta…questa voglia di riprenderci la vita e sorridere mentre tanti altri ( o son pochi che fanno tanto rumore) vivono felici dicendo che va tutto bene?

  12. 11 Marzo 2011 a 23:41 | #12

    Bel post Giovanna:non saprai mai quanto ti capisco!
    Ti rispondo come ho commentato poco fa ad un’altra persona!
    Tuffiamoci tutti nel mare della vita: impareremo ben poco se non affrontiamo la realtà senza ricercare l’impossibile! :-)
    Un bacione!
    Buona notte!

  13. giovanni p.
    11 Marzo 2011 a 19:42 | #13

    Ciao, la precarieta’ e la mancanza di equilibrio nelle nostre vite si fanno sempre piu’ forti con l’aumentare caotico dei ritmi che la vita ci impone e la volontà di urlare ” Basta” pervade anche il mio essere…trovare come riuscire un po’ a frenare questo andazzo è impossibile e quindi ci tocca fare come la famosa gazzella con il leone… :) ))

  14. Abele
    11 Marzo 2011 a 14:35 | #14

    Quella spada di Damocle che incombe sulla nostra precarietà! Molti fingono di non vederla e si buttano nell’edonismo e nel materialismo incuranti di ogni cosa, vivndo il presente, qui, ora, subito…
    Saper far “decantare” le paure e, se possibile, … spostarsi dalla spada perpendicolarmente sempre incombente sulla testa.
    Già, ma come? Intanto il tempo passa e l’assurdità resta, e ci avvolge e ci sconvolge e ci costringe e ci fa inca**are come bestie!
    Uscire finalmente dalla razionalità e abbracciare la semplicità della speranza dell’Essere? Utopia? Eppur quella serenità da dove nasce, e come fanno tanti – che ci sono, e come ci sono! – a viverla, nonostante tutto e tutti?
    Ciao, Giò. Anch’io vivo quello che senti e che hai magistralmente descritto.

  15. ivy phoenix
    11 Marzo 2011 a 13:32 | #15

    beh… sapessi io che voglio ho di urlare al mondo che così non si può continuare…

    più di un anno fa avevo copiato da un libro questa cosa e ne avevo fatto un post… è sempre valida e forse e purtroppo sempre lo sarà

    La Collina dei Conigli – Richard Adams

    C’era una volta una bella conigliera ai margini d’un bosco, prospiciente una distesa di verdi pascoli. Era grande, era piena di conigli. Poi un giorno arrivò la moria e la spopolò. Solo pochi conigli sopravvissero, come al solito. Quasi tutte le tane erano vuote. Allora il contadinò ragionò: “Posso aiutarli a crescere di numero, quei conigli e poi farne roba mia… delle loro carni, delle loro pellicce. Perchè darmi la briga di metterli in gabbia? Possono benissimo restare dove si trovano”. E cominciò a uccidere tutti gli elil: lendri, komba, faina, ermellino, gufo. Cominciò anche a spargere cibo per i conigli, ma non vicino alla conigliera tanto per abituarli ad andare in giro, per i campi e nel boschetto. E poi cominciò a mettere le trappole. Non troppe: quante gliene bastassero, e comunque non tante da spaventarli al punto di farli migrare altrove, o decimarli. Essi allora divennero grandi e robusti, crepavan di salute, perchè lui gli dava roba buona da mangiare, specie d’inverno, e gli assicurava una vita senza pericoli.. tranne il nodo scorsoio presso il varco nella fratta e lungo il sentiero del bosco. Quindi essi vivevano come lui desiderava che vivessero. Ma ogni giorno qualcuno mancava all’appello. Sparito! Questi conigli divennero strani, sotto molti riguardi e diversi dagli altri conigli. Sapevano benissimo cosa capitava a tanti loro compagni. Ma facevano finta, anche con se stessi, che tutto andava nel migliore dei modi, perchè il cibo era ottimo, perché erano protetti e non avevano nulla da temere, tranne una cosa. E la Cosa colpiva qua e là, a casaccio, ma soltanto qualcuno alla volta. Essi dimenticarono le maniere dei conigli selvatici. Dimenticarono El-ahrairà perchè… che bisogno avevano dei suoi stratagemmi, della sua astuzia, dal momento che abitavano nella terra del nemico, e gli pagavano un tributo? Escogitarono altre forme artistiche, che pigliassero il posto delle vecchie novelle. Impararono a cantare come uccelli, a formare figure sul muro. E benché tutto ciò non servisse proprio a niente, li aiutava a passare il tempo, li esaltava, dava loro l’illusione di esser grandi, magnifici, il fior fiore della Coniglità, più bravi delle gazze. Non avevano un Gran Coniglio – e a che gli serviva? – poiché un Coniglio Capo dev’essere l’El-ahrairà di una colonia, e scamparla dai pericoli dalla morte. E lì c’era soltanto un pericolo mortale. Ma quale Gran Coniglio poteva porvi riparo? Invece, Frits inviava loro strani cantanti, poeti, bellissimi e malati come galle di quercia, come bacche velenose. E poiché non potevano sopportare la verità, questi cantori, questi vati, che altrove avrebbero diffuso la saggezza, lì, oppressi dal terribile segreto di quella conigliera, vomitavano invece follia – una follia eloquente – predicando dignità e rassegnazione… insomma, tutto ciò che potesse far credere che in fondo i conigli l’amavano, quel laccio di lucente fildiferro. Però tutti obbedivano a una norma severa. Oh, severissima. Nessuno mai doveva chiedere ai compagni dove fosse questo o quel coniglio. Chiunque domandasse “dov’è” – tranne che in un poema o una canzone – andava fatto tacere. Se pronunciare la parola “dov’è” era proibito, proibitissimo – intollerabile era parlare di fildiferro, di laccio. Allora ti saltavano addosso, ti ammazzavano.

  16. 10 Marzo 2011 a 10:29 | #16

    COMUNICAZIONE DI SERVIZIO:
    Da più parti mi dicono di vedermi su FB ! NON CI SONO…NON MI SONO MAI ISCRITTA…NON MI INTERESSA MINIMAMENTE. Dovrò verificare se c’è qualche mia foto, se qualcuno mi ha giocato qualche scherzo…ma spero vivamente non sia così…sono predisposta a far fuori qualcuno in questo periodo…anche per motivi più futili di questo!

  17. Titania
    9 Marzo 2011 a 16:22 | #17

    “Tutto avviene così velocemente che mancano terribilmente i tempi di sedimentazione, di elaborazione, di comprensione. E’ un vortice che scuote, è un ciclone che ti avvolge e ti sbatte ovunque lasciandoti esausta incapace di capire e capirti in un mondo divenuto estraneo!” è la parte che più rappresenta il mio stato. Ogni tanto penso di aver trovato un breve approdo per riprendere fiato, ma mai che mi lasci del tutto la sensazione di andare alla deriva.

  18. 8 Marzo 2011 a 20:50 | #18

    Ho letto un tuo commento e sono giunto qui.
    Vero che il mondo va un pò a rotoli, ma penso che ci sono persone che anno ancora gli occhi per guardare oltre il proprio naso. Come te. Credo. Da quello che scrivi. Grazie.
    E buona giornata.
    Anzi serata.
    Paolo

  19. 8 Marzo 2011 a 18:55 | #19

    @Giovanna
    grazie del tuo commento da me. anche le canzoni che hai scelto (quella di fossati) e quella di vecchioni .. mi piacciono e ci stanno bene. pensa che questa qui è l’unica che ho sentito a sanremo quest’anno .. quella sera ho detto “mi piace” e sono sparita in camera mia.. sono felice che abbia vinto :) .. resterà negli anni.. certamente nel mio cuore
    ciao

  20. 8 Marzo 2011 a 18:28 | #20

    Ciao Elleletizia! Si, lo facciamo, lo facciamo caparbiamente…a volte tagliando vittoriose il traguardo al quale tendevamo, altre invece usciamo sconfitte nonostante l’impegno! Come capita a tutti/e. Forse quel che ci frega, è che abbiamo un cuore diverso dai nostri compagni di viaggio, abbiamo un diverso modo di intendere le responsabilità, abbiamo un senso del dovere diverso!O forse, non ci sono più tante differenze tra noi..e questa è la vera tragedia! Però…cantiamo insieme a Vecchioni
    “chiamami ancora amore…
    Che questa maledetta notte
    dovrà pur finire
    perché la riempiremo noi da qui
    di musica e parole
    Chiamami ancora amore
    Chiamami sempre amore
    Continua a scrivere la vita
    tra il silenzio e il tuono
    difendi questa umanità
    che è così vera in ogni uomo”

  21. 8 Marzo 2011 a 13:19 | #21

    cosa resterà in quella terza bottiglia.. più acqua o più vino?
    cosa rimane delle nostre frasi, anche degli apparenti non-sense che diciamo.. ma che poi un senso ce l’hanno eccome!
    cosa c’è nella stanza?
    cosa c’è nel nostro cuore?
    cosa desideriamo veramente?
    cosa pensiamo di avere?
    .. equilibri sognati o vissuti inconsapevolmente?
    stiamo vivendo o trasciniamo solo le lancette dell’orologio pensando di dare un senso alle nostre giornate..
    pensieri che affollano la mente Giovanna
    Immagino che desideriamo tutti essere felici, ma come esserlo?
    Probabilmente ciò che ci farebbe star meglio è un pò di serenità, con la certezza di stare facendo quanto del nostro meglio.. e sicuramente tu Giovanna già lo fai.
    Ti auguro un buon 8 marzo
    ciao

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