Archivio

Archivio Aprile 2010

IO MI VOGLIO PASTORE

26 Aprile 2010 63 commenti

Stavolta non scriverò tante parole…preferisco che il vostro tempo  lo dedichiate alla visione del video che ho scelto per voi.

Ho spesso parlato dell’orgoglio che nutro per la mia terra e la mia gente, ma chissà se sono davvero riuscita a far capire cosa significhi avere ogni fibra del proprio corpo impregnata di  questo “orgoglio”!

Questo video, proprio attraverso il racconto di questa vita lo fa con semplicità!

 

formirt

( Questo è il frutto del lavoro di questo  pastore,dell’intelligenza e della fantasia e della modernità applicata ad un mestiere antico come il mondo: un formaggio pecorino aromatizzato al mirto e al timo….) 

 
IO MI VOGLIO PASTORE!

Video importato

Categorie:Argomenti vari Tag:

DIMMI QUAND’E'…

12 Aprile 2010 37 commenti

Una mattina come tante. Nell’aria il primo sentore di una tanto attesa primavera: un merlo svolazza da un ramo all’altro dell’albero del limone. Un gatto nero dal pelo lucidissimo con un vezzoso collarino rosso va alla ricerca della sua preda quotidiana dietro un covone di legna da ardere . Un cielo finalmente terso e limpido: l’albicocco in fiore, voglia di respirare a pieni polmoni, desiderio di rinascita ovunque e poi, il trillo del cellulare e con esso la fine della pace. Rispondo e non ho il tempo di dire neanche ciao che la notizia giunge: “ G, si è suicidato!” Ti aspetteresti che la natura cambiasse colore e si tingesse di nero invece, il merlo continua a svolazzare e il gatto ha appena catturato il suo pasto . Mi verrebbe da scrivere …” tonfi sordi, cannonate di sbalordimento …”G. si è ucciso, non è più di questa terra. Dopo l’annichilimento iniziale il solito rituale d’interrogativi sempre uguali: “ Perché, dove, ma soprattutto perché…perché…perché….????” Notizie frammentarie, discordanti, imprecise che non cambiano la sostanza della notizia ferale.
Ci si era persi di vista da diversi anni, subito dopo la nascita del primo e unico figlio. Ogni tanto una notizia ma nulla di più, perché questa vita ci fagocita e non lascia spazi per continuare a coltivare i tanti rapporti che intessiamo nel nostro cammino. Ci si perde per strada e nella mente altro non resta che schegge di memoria: il tuo aspetto riservato, il sorriso timido, una pizza mangiata a casa tua, l’orgoglio e la commozione nel mostrare tuo figlio appena nato.
Nella mente continuano a rincorrersi senza sosta mille perché. L’interrogativo principale è : come hai potuto far questo a te stesso, a tuo figlio, a tua moglie? Man mano che giungano le notizie e che il quadro è sempre più preciso ogni fibra del corpo è come se si ripiegasse in se stessa dall’orrore e dal rifiuto di accettare la tua ultima scelta. Immaginarti che esci da casa con un pretesto, che fai colazione, che saluti i tuoi con la consapevolezza che sarà l’ultima volta che li vedrai e che ti vedranno vivo, che esegui tutti i gesti sino a quello definitivo con un rituale metodico e preciso, fa venire i brividi. Mi vengono in mente le domande più assurde. Che sapore aveva la tua ultima cena, il tuo caffè, com’era lo sguardo che hai posato l’ultima volta su tuo figlio, cosa avevi nel cuore quando hai scritto la tua lettera d’addio? A nessuno è dato sapere qual è il suo ultimo giorno, se il pasto che facciamo è l’ultimo, se il saluto che rivolgiamo è quello definitivo: come sarebbero questi gesti se avessimo consapevolezza che sono gli ultimi? Presteremmo più attenzione a quel cibo che assaporiamo per l’ultima volta, sorrideremmo diversamente a chi non ci vedrà più?
L’interrogativo principale però è: QUANTO GRANDE era il tuo male di vivere?
Nel post precedente ho parlato di mostri, e di tanti, questo è quello che più mi fa paura . Non sai quando e se verrà. Si spegne l’interruttore della ragione e si commettono i gesti più assurdi e irrimediabili e poi tutti a dire: “ ma era una brava persona, tranquilla, amava la famiglia, non mi spiego il suo gesto!”
Il mal di vivere spessissimo è celato agli occhi di chi ci sta accanto, e ancor più spesso, chi ci sta accanto ne ignora i segnali coscientemente o meno.
E’ un esercizio sterile chiedersi perché, un esercizio che non può che far del male a chiunque se lo ponga, perché inevitabilmente le riflessioni successive sono sempre le stesse: Come ho fatto a non accorgermi che stava male, che premeditava un tale enorme gesto? Avrei potuto fermarlo?
Sono convinta che questa domanda sarà sempre presente nella mente di tua moglie, un pungolo che diventerà rimorso o rimpianto, che non le darà pace sino a che avrà vita. La stessa pace che sarà impossibile trovare per tuo figlio. Affrontare la perdita di un genitore è un dolore tremendo a ogni età, un distacco, un lutto che si elabora nel tempo sino a trovare poi una consolazione e un’accettazione. Come superare il dolore per la morte di un padre che ha DECISO di lasciarti togliendosi la vita?
I giornali hanno parlato di “sindrome di Burnout”, una depressione da stress lavorativo, ed è preoccupante costatare come i suicidi nel posto di lavoro siano in forte e costante aumento! Hai voluto spezzare il legame di sofferenza che ti legava al lavoro, proprio là, dove era nata e cresciuta la tua sofferenza: proprio là, con un estremo atto liberatorio hai posto fine a tutto! Ora per chi passa da lì tutte le mattine, è inevitabile guardare dentro e dirti “ Ciao G!!”
Non riesco a giudicare il tuo gesto, a colpevolizzarti come stanno facendo in tanti, in me c’è solo spazio per pensare a quanto era grande il tuo malessere e ti capisco, ti ho capito!
Mentre scrivo, sento in sottofondo le parole di una canzone di Ruggeri che amo:
“.. .Dimmi quand’è che ti sei divertito davvero,
prova a dirmi quand’è che hai gettato ogni dubbio nel vento,
dimmi quando tu hai fatto più felice il bambino che hai dentro …
prova a dirmi quand’è che hai lasciato i rimpianti nel vento,
dimmi quando tu hai fatto più felice il bambino che hai dentro
e hai vissuto le piccole cose lungo gli incontri della vita”
Ciao P.

Categorie:Argomenti vari Tag: