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Archivio Giugno 2009

MENTRE TUTTO CAMBIA

10 Giugno 2009 37 commenti
All’uscita dall’ufficio ciondolavo lungo la banchina inebriandomi del penetrante e caratteristico profumo del mare che la brezza leggera contribuiva a portare fino a me. Non c’era molto fermento; le barche erano già arrivate da un po’ e i pescatori si godevano un meritato riposo nel loro bar di riferimento. Ancora una  volta riflettevo  su questo strano e pazzo mondo che corre a due velocità differenti e opposte.
Un mondo supertecnologico dalle velocità supersoniche  e  un altro opposto più lento,  quasi immobile nel perpetuare gli stessi arcaici gesti che si perdono nella notte dei tempi.
Il mestiere del pescatore è rimasto pressoché immutato: la fatica nel compierlo, il sudore, il  sacrificio sono rimasti intatti.   Mentre nella mia mente si rincorrono questi pensieri, guardo le barche ormeggiate   cariche delle reti salpate durante la notte! Sono piccole e povere imbarcazioni, con le quali guadagnarsi il pane quotidiano è diventato sempre più complicato.
In una barca   c’è Massimo che smaglia i pesci dalle reti . Gli chiedo se posso immortalare la scena col mio cellulare. Si schernisce un po’, poi rassicurato circa l’uso che ne farò, si lascia riprendere. Intorno a me si forma un capannello di persone: sono tutti pescatori. Mi osservano curiosi e, in un alternarsi di confidenziale tu, e rispettosissimo lei, si azzardano a darmi  suggerimenti su some scattare le foto. Sorrido dei loro maldestri tentativi e poi, ridendo apertamente gli dico di lasciarmi sola; i loro movimenti fanno ondeggiare pericolosamente il pontile mobile e non riesco a inquadrare ciò che voglio. Poco più avanti a  me c’è un altezzoso gabbiano che osserva sdegnato la scena. Sembra il padrone del mondo.
Massimo mi propone di lanciare dei pesci in mare per far arrivare gli altri. In un attimo dalle reti ingarbugliate spunta fuori uno scorfano. Lo lancia in aria e, quasi non fa in tempo a toccare l’acqua che un piccolo stormo di gabbiani gli si fionda sopra . 
Ingaggiano subito una piccola lotta tra di loro: quello che è stato più veloce nel virare per andare a gustarsi la sua preda sul pennone di un’altra barca rischia di perderla e deve fare i conti con la voracità e sveltezza del suo compagno dal piumaggio stranamente maculato, tanto da ricordare una pernice. Gli altri, affamati,   volteggiano sopra le nostre teste  emettendo i loro richiami forti e sgraziati mentre io li imito alla perfezione tra lo stupore e l’ilarità  generale.
Ripenso a un pescatore che ho visto in una trasmissione in tv: aveva il viso solcato da profonde rughe, la salsedine e il sole le avevano modellate marcandole  viepiù. In un rigurgito di orgoglio misto a rabbia e rassegnazione rispondeva al cronista che lo intervistava affermando che anche alla sua età avanzata e con i suoi mille acciacchi sarebbe riuscito a governare una barca e a riportarla in porto. Si rammaricava che il progresso avesse agevolato questo lavoro, che, secondo lui oggi, chiunque poteva svolgere  con l’idonea strumentazione di bordo che ti dice in qualsiasi momento dove sei, dove hai calato le reti, cosa c’è nel fondale e a che distanza. Le sue parole amare avevano un fondo di verità.   
Con queste piccole imbarcazioni da pesca però, la figura quasi romantica del pescatore che trova nel cielo e nelle stelle i suoi punti di riferimento per tornare a casa, è ancora una realtà . In tanti provano a fare questo mestiere, e così come iniziano altrettanti smettono. Perché se è vero che il progresso ha dato una mano, lo è altrettanto che la durezza è rimasta la stessa di sempre. Alzarsi la mattina prestissimo, quando tutti dormono, in inverno, al freddo, col gelo che riveste l’imbarcazione, con l’umidità che s’insinua ovunque, con il vento e la pioggia che soffia e che batte senza risparmiare nessuno. Smagliare i pesci a uno a uno dalle reti, pulire le stesse da tutto ciò che raccolgono sul fondale che spesso le rende inutilizzabili. E tante volte, rientrare in porto, con le reti desolatamente vuote perché la miseria cresce e, ogni giorno qualcuno s’inventa il mestiere e si avventura per mare credendo di scoprire l’America fintamente inconsapevole che così facendo  cresce il numero dei pescatori, e in misura esponenziale diminuisce il prodotto. Prima di tornare a terra  allora,    si ruba il pescato al vicino, protetti dall’oscurità, si salpano le reti di un altro disgraziato, in una catena di furti tra poveri.

Il progresso per fortuna qui,a bordo di queste piccole imbarcazioni  sembra non essere arrivato. Sicuramente il mare oggi sarebbe meno povero se tutti lo solcassero seguendo gli antichi e sempre validi punti di riferimento  usando  idonei strumenti di pesca.

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