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Archivio Dicembre 2007

ANNUS HORRIBILIS

31 Dicembre 2007 10 commenti

Un anno come tanti, niente affatto facile,  senza nulla in particolare da ricordare: tranne un’esperienza.

Per la prima volta, ho vissuto sulla mia pelle, il significato della parola malattia: il dolore, il corpo che rifiuta di assecondare il cervello, l’abbruttimento, la paura.

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La costruzione di un amore.

28 Dicembre 2007 7 commenti

 

Sono fermamente convinta che la musica di Fossati e  i suoi testi,   siano un saggio di profonda meditazione sulle vicende e sui sentimenti umani: è quasi  una cometa che ti riporta, attraverso percorsi non  banali e sicuramente non commerciali, sulla strada della riflessione, della poesia, della ricerca interiore. Prendo spunto da una sua canzone: "La costruzione di un amore", nella quale dice che, non ripaga del dolore, è come un altare di sabbia in riva al mare. Viene immediatamente da pensare a qualcosa di artificioso, ma  non può essere così, perchè un amore non si costruisce. In effetti  è un processo assolutamente spontaneo nel quale non possono e non debbono intervenire a monte, elementi che ne determinano un percorso   piuttosto che un altro, rispetto a quello fisiologico, naturale. Si può alterare, e quindi "costruire"  ad esempio   la deviazione del corso di un fiume o della lava, forzando la natura,  ma sentimentalmente parlando ogni forzatura, ogni elemento che serve a creare un qualcosa di diverso rispetto al nostro sentire, alle nostre risonanze interne, alle nostre pulsioni sessuali, affettive  non avrà mai un esito positivo. Ingegneri dei sentimenti, mio Dio  che cosa terribile. Io intendo la "costruzione" come la nascita, l’evoluzione, il divenire di un amore,   e ahimè  nella mia pur scarsa esperienza  ho potuto verificare come sia sostanzialmente fragile e sicuramente non duraturo,  proprio come un castello di sabbia in riva al mare. Lo costruisci, è lì, bello davanti a te, ti complimenti per la sua buona riuscita, ma basta un’onda più forte di un’altra ( l’imprevedibilità della vita ), e quel castello  scompare trascinato via.  Forse avrebbe resistito di più se i materiali usati per costruirlo avessero avuto maggior consistenza della fine sabbia,  ma   l’amore,  l’amore  è anch’esso materia delicata, fragile, proprio come l’essere umano che  sottoposto a mille insidie e a mille provocazioni e sollecitazioni, facilmente  si lascia circuire dal canto di mille sirene, che assumono sempre sembianze diverse e così si cade in trappola, si cede alle lusinghe    e si resta sovente intrappolati dal fascino di cento cose o persone diverse, dimenticando o trascurando che per la costruzione di un amore, occorre   perseveranza, e un profondo senso di abnegazione. Mi piace pensare ad ogni essere umano come ad un ingegnere che progetta e fa costruire ponti: sono una gran bella invenzione   i ponti,  ti permettono di arrivare più agevolmente e più velocemente alla destinazione, accorciando le distanze. Questo evidentemente vale solo limitatamente alla fase iniziale di un rapporto di qualsiasi natura esso è,  poi  una volta che le basi sono state messe  occorre solo buona vista, e buon udito per cogliere cose che non si vedono a occhio nudo e non si sentono con le orecchie. C’è chi costruisce anche i rapporti evidentemente,  ma così facendo ( senza accorgersene forse ! ) erige muri,  e i muri allontanano, segregano a differenza dei ponti che  invece uniscono i due lembi di terra, e li fanno incontrare !  Se davvero fosse possibile costruire l’amore, la prima cosa che progetterei sarebbe  un grande  ombrello  e una bella rete morbida ed elastica per ripararmi ed ammortizzare i duri contraccolpi che ogni storia d’amore lascia in noi,    perchè, quando finisce,  il vuoto e la devastazione interiore che sentiamo dentro, sembra di gran lunga maggiore rispetto alla pienezza che lo stesso ci ha dato, quando era vivo  e si alimentava del suo stesso amore !  Ritornando alla musica,   ho sempre ricercato la qualità, soprattutto nei testi,anche se è   sicuramente   difficile seguire questa via,  perchè la musica di qualità, non è trasmessa  molto di frequente. Ciò che sentiamo quotidianamente    sono i pezzi    più commerciali,  orecchiabili, immediatamente fruibili !  La gente non vuole più riflettere, rifugge da tutto ciò che mette in funzione cervello  e soprattutto le coscienze! Quando io dico:" bello, quel testo   fa pensare", mi guardano come se avessi bestemmiato,e mi chiedono: " perché, ascolti i testi ? "  Poveri parolieri, poveri poeti reazionari, chi li ascolta più in questo mondo malato di noia, orfano di fantasia,  povero di saggezza. Chissà in quanti siamo rimasti, esseri sensibili, affamati di poesia, assetati di  sapere, assetati di sogni,  di vita: cavalieri erranti alla  perenne  ricerca   d’anime buone. Moderni Don Chisciotte che lottiamo per salvare noi stessi e il mondo dalle barbarie perpetrate in nome  del  Dio denaro, da  materialisti privi di scrupoli che vogliono uccidere la poesia che c’è nella vita. 

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NON VEDE, NON SENTE, MA PARLA.

27 Dicembre 2007 9 commenti
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TI AUGURO…

24 Dicembre 2007 11 commenti
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E ARRIVERA’ NATALE…

21 Dicembre 2007 18 commenti

 Arrivera’ Natale,
anche quest’anno arrivera’.
Natale per chi resta, per chi va.
Natale da una lira,
Natale ricco o no,
bambini per un giorno, per un po’!
Vorrei che il tuo Natale
risplendesse dentro te,
che soffri e stare al mondo sai cos’e'!
Per te che non hai storie,
da raccontare ormai. . .
Le fate son drogate,
malati i sogni tuoi.
Vorrei dire buon Natale
e dividerlo con te!
Con te che hai perso la speranza
e hai paura come me!!!
Un tempo non lontano,
i doni appesi tutt’intorno al camino,
nessuno violentava,
quel sogno che per mano ti portava!
Giocavi allo sceriffo
e per te il buono non era un fesso!
E il bersaglio era finto,
non era un uomo steso sul cemento!
E non c’erano i brutti,
quel giorno li’ erano d’accordo tutti.
Sia chi ha gli occhi lunghi,
la pelle nera od i capelli biondi!
Natale da una lira,
Natale ricco o no,
bambini per un giorno, per un po’!
Perche’ non fosse una parola il bene,
perche’ ogni bomba diventasse pane,
io vorrei che almeno un giorno
quella cometa facesse ritorno!
E un campo di battaglia desse grano
per quella morte con la falce in mano.
E al ventre di una donna, il suo bambino
e breve o lungo ad ognumo il suo destino!
Vorrei dire buon Natale
finche’ c’e’ chi ascoltera’!
Finche’ si fara’ l’amore,
finche’ un uomo preghera’

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AUGURI

18 Dicembre 2007 14 commenti
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GENITORI E FIGLI

18 Dicembre 2007 16 commenti

 

Mi capita  che ogni tanto qualcuno mi ponga un interrogativo: " Giovanna , pensi mai a quando sarai vecchia? Chi ti assisterà ? ". Ho  smesso da tempo di pormi  interrogativi che riguardano un futuro nel quale non ho certezza di essere ! Io esisto oggi, ed è già tanto pensare al domani, inteso come un tempo fatto di 24 ore: non posso, e soprattutto, non voglio angustiarmi per un evento lontano  del quale non conosco  la trama, gli attori,e la regia ! Pensare al domani richiede uno sforzo, un’energia, una lungimiranza che io non possiedo, e poiché quando mi è capitato di indulgere in certe riflessioni, mi sono sentita assalire da un’angoscia soffocante, ho imparato a veicolare  i pensieri su un più rassicurante presente. Molto spesso si decide di "perpetuare la specie", oltre che per un bisogno reale di maternità o paternità anche, e mi verrebbe spontaneo dire – soprattutto-, per avere la garanzia che quando saremo vecchi, i figli  che abbiamo  messo al mondo ci  assisteranno  nella malattia  e nel bisogno ! Non  sempre è   così evidentemente, ma la gente – giustamente-  preferisce non pensarci  o preferisce sperare che impartendo  ai figli un’educazione  impostata su sani principi,  lo spauracchio di una vecchiaia in solitudine, relegati in un angolo e perfino dimenticati si allontani ! E’ triste pensare  che quel tenero frugoletto che stringevi tra le braccia e che ti riempiva di sorrisi e bacini, una volta cresciuto  talvolta, si vergogni perfino di mostrarti agli altri, di far sapere che sei suo padre o sua madre e ti lascia solo, e ti  abbandona  affettivamente e ti  fa sentire  un peso di cui nessuno vuol farsi carico ! Alle  persone, che mi fanno queste domande, quando proprio sono in vena di rispondere, chiedo di  immaginare la situazione  a loro più gradita, e cioè un figlio che quando hai bisogno ti assiste ! Dico loro: " pensate  a vostro  figlio nel pieno della sua giovinezza, o nella piena maturità, immaginatelo come volete, single  o sposato  non fa molta differenza:immaginate che per assistervi debba rinunciare alla sua vita,a parte di essa  disdicendo impegni,trascurando il  lavoro o lo studio, in poche parole,  per sintetizzare immaginate che , – uso una brutta parola –  si  sacrifichi per voi,  vi farebbe piacere ? La risposta è sempre la stessa:" Anche un genitore fa sacrifici per tirare su un figlio !" No,non ci siamo, non sono  minimamente d’accordo !  IO SCELGO di fare un figlio, scelgo  di fare un simile "investimento", e nel momento in cui lo faccio sono consapevole di ciò che mi aspetta: notti in bianco, rinunce,responsabilità,  preoccupazioni, ma tutto questo è ampiamente compensato, almeno nei primi anni di vita ! La differenza  nell’accudire un genitore sta nel fatto che io non ho avuto possibilità di scegliere. Non sono andata dinnanzi ad un prete a dire:" io accolgo te, come mio genitore, e prometto di esserti vicino, nella buona e nella cattiva sorte, in salute e in malattia".E’ la vita  che avanza che sceglie per me , e a meno di non essere un figlio degenerato senza sentimenti,devo farmene carico, ma è un investimento che non produce ricchezza  intesa come gioia,  ma  genera a mio avviso solo tanto dolore !  Che differenza: nutrire, imboccare un bambino che ti fa dannare quando non ha voglia, che mette il broncio e serra le labbra  e si sbrodola   e fa le pernacchie  e ti spruzza addosso il cibo ridendo! Che differenza: fare il bagnetto a un bimbo, star china sulla vasca a difenderti dalla sua voglia di sguazzare nell’acqua  e giocare e stancarti per farlo stare fermo  e poi metterlo sul letto e riempirlo di talco   e fargli le pernacchiette sul pancino e sentirlo  ridere come un matto,mentre ti afferra  i capelli e ti tira giù per fargliene ancora ! Che differenza: dover imboccare un anziano che si fa colare tutto addosso, maldestro  inconsapevolmente , mentre tu perdi la pazienza nel dirgli di stare attento, e lui continua a sporcarsi ! E doverlo lavare, poi doverlo pulire,che pena ! Il bimbo non capisce, l’anziano si!  Talvolta, a queste persone che sono così interessate al mio futuro ( non preoccupandosi a torto del loro ), chiedo   di mettersi nei panni di un genitore anziano  o semplicemente bisognoso di attenzioni: immaginarsi costretti   a dover dipendere da un figlio anche per un gesto semplice come mangiare, o andare al bagno. Come non   sentirsi mortificati nella  dignità, e preoccupati e addolorati   nel guardare un figlio  e vederlo apparentemente sereno,ma  gravato di un simile peso,doppiamente sofferente  perchè un figlio non vorrebbe MAI vedere un padre o una madre che da giovani ha visto quasi come degli eroi, umiliati e resi schiavi dalle malattie e dalla vecchiaia ! Il sacrificio fisico,la stanchezza si supera, ma la pena, il dolore di vederli ridotti come dei bimbi bisognosi di cure non è facile da affrontare ! Io guardavo mamma, che  quando era sana, era forte, instancabile,determinata, indomita! Poi ho visto quella roccia sgretolarsi, e vedevo la sua pena,la sua umiliazione, e questo, soprattutto questo mi distruggeva!  Immaginavo cosa si agitava nel suo animo, lei così orgogliosa, così indipendente, così profondamente " sola "! Per me  era doppiamente faticoso, perchè oltre alla mia pena, vivevo di riflesso  -con la mia sensibilità esasperata-,  anche  la sua di dover dipendere da un figlio,di dover chiedere, e andando oltre  di vedere un figlio " sacrificato " alle sue esigenze. Per  sintetizzare, perché non voglio entrare in dettagli personali, preferisco farmi assistere da un estraneo,che lo fa per dovere  e non soffre, perchè per  come sono fatta io, non sopporterei di veder un figlio  che rinuncia alla sua vita  per me, che la mia l’ho già vissuta  sino a quel momento ! Amare un figlio significa lasciarlo libero dalle catene dell’amore,del dolore,delle responsabilità, perchè lui  non ti ha scelto! Sono pochi quelli che assistono un genitore  con " piacere ".A quante scene ho assistito  e assisto, ma purtroppo la vita è così, capita sempre che ci sia bisogno di assistenza proprio quando tu  sei nel pieno della tua vita e/o ti stai apprestando a viverne la parte più bella, quando hai alle  spalle un minimo di tranquillità economica  e sei realizzato e non devi rendere conto a nessuno e non sei legato da nessun impedimento ! E questi "doveri", ti mettono la palla al piede  e ti impediscono di volare ! Questo spinoso discorso, si può affrontare da diverse angolazioni, ma non accetterò mai, l’arroganza di chi pensa che un figlio, sia  un investimento per la vecchiaia. Si difende il diritto a procreare, e  si vanta  quello di dover essere assistiti: troppo spesso ci si dimentica, che la medaglia ha sempre due facce, non ci sono solo diritti, non ci sono solo doveri, e soprattutto, nel mezzo, ci sono persone che soffrono.

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Di pancia…di petto…di testa…di cuore!

17 Dicembre 2007 10 commenti
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DI COSA PROFUMANO I PENSIERI ?

14 Dicembre 2007 25 commenti

 

Alla protagonista di un libro che lessi alcuni anni fa, si diceva di non fare cattivi pensieri. La bambina è perplessa, si chiede innanzi tutto quali sono quelli buoni e quelli cattivi, e  successivamente come può distinguerli gli uni dagli altri. Riflettendo, arriva alla conclusione che il Signore non è stato gentile, perché avrebbe dovuto far si, che fosse possibile riconoscerli  sin dalla  loro formazione. Se ad esempio, fosse stato assegnato loro un odore, tutto sarebbe più semplice. Arriva alla conclusione che  i pensieri cattivi, dovrebbero avere un odore forte,  sgradevole,  di pesce marcio o di cacca, mentre quelli buoni, dovrebbero avere un profumo morbido, affettuoso come la  vaniglia o il cioccolato, così  che, avvicinandosi alle persone, si possa individuare e distinguere subito, i buoni dai cattivi. E’ convinta che  così il mondo sarebbe molto più semplice, NESSUNO potrebbe nascondersi dietro le parole, perché tutti sentirebbero subito la puzza o il profumo, e chi pensa male o ha intenzioni cattive, sarebbe scoperto ancor prima di aprire bocca. Sarebbe bello, se si inventasse un marchingegno, che ci consentisse,  anche entrando in un blog di "sentire" cosa nascondono certe parole. Orbene, io mi chiedo di cosa profumano i pensieri dei giornalisti, che pur di fare audience ci propinano quotidianamente il triste spettacolo del dolore altrui. Non volevo parlare di questo, non volevo davvero, ma non resisto più. Ho voglia di ribellarmi, ho voglia di urlare che a me, come a tantissimi altri, questa depravazione non piace. E’ barbaro, scandaloso, grottesco, non è degno di un paese civile. IO NON CI STO. Esercito il mio diritto di persona libera, e spengo la tv, o cambio canale, ma nonostante faccia l’impossibile, mi ritrovo puntualmente ad assistere a questi teatrini. Scarto le trasmissioni dove dai vari salotti buoni, si celebrano i delitti, dove si allestiscono tribunali virtuali nei quali sono presenti, vittime, carnefici, giudici ed avvocati, ma poi mi ritrovo in altri programmi dove si discute  -con le bellone rifatte di turno-, se sia lecito e moralmente etico, fare certi programmi, e mandare in  onda certe mostruosità, che sono così ritrasmesse, come modello esplicativo. Non bastava una volta, mandiamolo in onda un altro paio, non sia mai che qualcuno si sia perso il dettaglio di come sono state massacrate le persone nelle varie stragi. Ipocritamente fingono di essere indignati, fingono di provare della compassione per chi è stato sottratto alla vita in maniera tanto feroce, si dichiarano autori di una televisione diversa, pulita, che vuole solo fare informazione, senza scavare nel torbido, ma sono peggio di quelli che condannano. Si passa dal Benigni che recita Dante,alla proposta "del  fiero pasto", letto da anonimi doppiatori, che senza anima,con voce incolore e distaccata, recitano le testimonianze degli autori degli omicidi più efferati, con tanto di dettagli raccapriccianti. Non volevo dirlo, davvero non volevo, ma mi fa orrore tutto questo. Mi fa orrore pensare a quanta gente è attirata da queste trasmissioni, e la cosa che mi fa ancor più orrore è vedere le vittime che si fanno intervistare. Mi indigno, mi arrabbio anche e soprattutto perché mi fanno cadere nel tranello del giudizio facile, ed io non voglio farlo, non più. In questi giorni, subito dopo il grave fatto avvenuto a Torino, dopo solo un paio d’ore dal disastro, sento la moglie di una vittima dire: "Non ho molta voglia di festeggiare, ma forse farò l’albero per i bimbi". Provo un brivido, ordino al mio cervello di smettere di pensare, alla mia bocca di stare chiusa  per non pronunciare parole, che suonerebbero proprio come una condanna. Faccio questo perché magari, quella persona, ha un suo modo di vivere il dolore, ed io non ho il diritto di quantificarlo da quante lacrime piange. Sulla mia pelle, ho vissuto le calunnie dei benpensanti, sono stata giudicata come una figlia indegna, per il solo fatto che nessuno mi ha visto versare una lacrima e questo mi è servito da lezione. Ma sono a disagio, moltissimo, quando guardando  la Tv, vedo su blob certe interviste, e ascolto inorridita un superstite che descrive di  quell’ uomo che bruciava come una torcia umana, a due passi da lui, e in studio una vedova perfettamente truccata ascolta la fine orribile del marito. Il Signore mi perdoni, ma fatico davvero tanto a trattenermi. Perché non si riscopre il pudore di vivere il dolore in silenzio? Perché si ha così tanta voglia di mettersi in mostra, sempre e comunque?E perché certi giornalisti non la smettono di piazzare un microfono sulla faccia di chi ha appena perso un figlio chiedendo "PERDONA CHI LE HA UCCISO IL FIGLIO?" Provasse a mettersi nei panni della vittima…e perdoni lui, se può. Sono appena rientrata da un funerale. Come sempre c’è una cosa in questo rito che mi affascina e che si ricollega al tema di questo post. Quando il corteo funebre, si snoda tra le vie cittadine, avvicinandosi all’ultima dimora, mi colpisce vedere che tutte le persone che lo incrociano, si fermano e si fanno il segno della croce, i negozianti abbassano le saracinesche, e i vigili che scortano il corteo, all’arrivo, sull’attenti salutano il feretro, rendendo così omaggio a chi non c’è più. Questo silenzio per me, è rispetto: questa è forma, che è anche sostanza.

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SI NASCE…SI CRESCE…SI IMPARA.

13 Dicembre 2007 8 commenti

 

Si nasce, e una volta nato non smetti mai di crescere ed imparare. E’ un percorso parallelo, indissolubile,costante, sempre in evoluzione, esponenziale: più cresci più impari se hai volontà. Si nasce, si cresce, e ad un certo punto della tua crescita scopri che c’è una bella differenza tra  nascer maschio e nascer femmina, e nonostante passino gli anni, stenti ancora a capire se è stato un bene per te,  crescere senza una " coda" davanti. A parte i fermagli fioriti tra i capelli acconciati tra boccoli naturali, vestitini e gonnelline, bambole dai lunghi capelli da pettinare, scopri che essere una bambina non solo non ti dà grandi vantaggi sui fratelli maschi,ma al contrario ti penalizza. In quanto appartenente al genere femminile ti si chiedono cose, se ne    pretendono altre ed altre ancora ti sono precluse. Le stesse cose   ai maschi non vengono chieste, ed altre  sono loro consentite senza che   facciano sforzo alcuno, e l’unica spiegazione che ti si dà è che a loro è permesso perché sono maschi. Per questo gli sarà permesso rotolarsi per terra e sporcarsi i vestiti, dire le parolacce, far tardi la sera, non far nulla in casa, frequentare le ragazze ed esser per questo l’orgoglio di mamma e papà, mentre a te vengono imposti dei limiti ben precisi, tu devi esser " santa " perchè sei "femminuccia " ed il tuo comportamento ed il tuo aspetto esteriore lo devono palesare senza dar adito a dubbio alcuno. Si cresce, e una mattina ti svegli e scopri che sei diventata " signorina" e tutti ti fanno gli auguri, e ammiccano, mentre tu ti vergogni da morire e speri che la smettano di fare commenti sul tuo seno che prende forma e cresce, e pensi che se sei signorina, vuol dire che sei " grande" e ora potrai innamorarti e baciare un ragazzo. Si cresce, si impara che la famiglia non sempre corrisponde a quella immagine edulcorata che ci propone la pubblicità in tv, non sempre c’è una mamma che ti legge le fiabe la notte e ti dà il bacio la mattina.Si cresce, si impara come nascono i bambini e scopri che qualcuno ha mentito dicendo che nascono da un atto d’amore, perchè possono nascere anche da un atto di violenza, possono nascere e crescere senza l’amore del quale dovrebbe esser piena la vita di ognuno.  Scopri che ci sono tanti tipi di persone, ci sono i  buoni e i cattivi, i belli e i brutti, i bassi e gli alti, i biondi e i rossi e i neri. Si cresce  e si va a scuola. Con fatica si intessono i primi rapporti sociali ed umani, si gettano le basi per creare solide amicizie che resisteranno al tempo che corrode tutto. E proprio lì nascono le prime gelosie, invidie, complicità ed alleanze. Inizi a scrivere i tuoi pensieri in un diario, uno per ogni anno, e ti fidi  sino a quando una compagna lo prende,lo legge ad alta voce e ti deride. Allora iniziano a formarsi le tue corazze fragili destinate a diventare sempre  più spesse, sempre più forti. Si cresce, e si impara  che i nemici sono tanti e  ovunque,e gli amici sono pochi e  non sempre sono dove vorresti. Impari la più dolce delle cose, che quando l’amore chiama  è bello rispondergli, e quando sei innamorata, ti senti tre metri sopra il cielo, ma quando finisce, vorresti finire tre metri sotto terra. Si cresce, e si impara che c’è una bella differenza tra amare ed esser ricambiati ed il contrario, che sia tu l’oggetto del desiderio altrui  o gli altri, oggetto del tuo amore a senso unico. Si cresce, si impara la differenza tra il tuo sesso, misterioso, complicato, nascosto, e quello maschile  che tocchi curiosa, avvampando, scoprendone la prepotenza e i  sussulti. Si cresce, si impara  che quando ti innamori  e dici che sarà per sempre, stai dicendo una bugia anche senza saperlo. Si cresce, si impara che quando avrai la presunzione di dire MAI, a me non capiterà, io non lo farò, un burattinaio muoverà i fili del tuo destino e ti condurrà a fare proprio ciò che con superficialità hai criticato  e a te non resterà che riflettere e capire che spesso è meglio tacere senza giudicare . Si cresce, si impara  che le guerre non appartengono al passato  e che può scoppiare una bomba accanto a te  e tu sei morta. Si cresce e si impara, che non muore solo chi è vecchio , ma si può morire a qualsiasi età  e quando lo impari, non ti senti più al sicuro e invincibile solo perchè sei giovane. Si cresce, e si impara  oggi una cosa, che domani sarà già superata, e allora devi impararne un’altra, e un’altra ancora ! Impari che da una discussione o una storia, puoi uscirne  vittorioso e più forte, o sconfitto e piegato: provato nel corpo e nello spirito, e più forte è il vento che ti ha piegato, talvolta più forte è il carattere che formi. Si cresce, si impara  che una sconfitta ti rende più debole  e una  vittoria può farti diventare arrogante e insensibile. Crescendo impari a difendere le tue idee, le tue profonde convinzioni ,  non con la rigidezza  che umilia la ragione e offende l’intelligenza, ma con la duttilità e la flessibilità di un giunco, pronta anche ad essere plasmata, ad accogliere e far tue  verità diverse o più complete, più vicine alla verità universale, ammesso e non concesso   ne esista una. Si cresce, si impara  a lottare per ciò in cui credi, con tenacia e  forza: molto spesso lo fai per conservare la tua dignità. Lo fai anche per avere l’approvazione di chi vuoi bene, ma questa approvazione può non arrivare  mai, o talvolta arrivare  quando è tardi, quando non ti interessa più perchè ti è costato troppo  aspettarla. Si cresce, si impara  che non c’è vittoria senza sofferenza e non c’è sconfitta o disperazione senza un pò di speranza. Si cresce, si impara che ci sono mille ostacoli  e non serve aggirarli, se vuoi superarli per davvero. Si cresce, si impara  che spesso sbagli  e fai del male facendolo, e dopo  non serve e non basta chiedere scusa, perchè le ferite invisibili restano dentro e fanno più male ! Si cresce, si impara  che la vita è piena di lupi ed avvoltoi che si travestano da agnelli e quando li riconoscerai nella loro veste reale  sarà forse troppo tardi. Si cresce,  si impara  che esiste il perdono, ma spesso non hai voglia di perdonare  perchè non sei una santa, sei solo una donna  con le potenzialità e i limiti che essa ha, e perdonare è la cosa più difficile che si possa fare, perchè a chi fa del male intenzionalmente  neanche il Padre Eterno dovrebbe concedere il perdono.   Si cresce, si impara  che esiste il peccato dal quale  ci insegnano a stare lontani, e il peccato è fiamma che brucia ma anche fiamma che riscalda ed esalta  e sottrarsi ad esso ci avvicina alla santità, ma non ci da l’ebbrezza della perdizione. Si cresce,si impara che la tua visione della vita  non è l’unica da prendere in considerazione: Impari, infatti, che ogni cosa, anche quella più conosciuta  come  un volto,  un oggetto, un paese,  può apparire molto diverso a seconda degli occhi che li guardano. Scopri che è una ricchezza  guardare cose già viste con occhi sempre rinnovati, opera che  possiamo fare anche grazie agli altri. Solo chi è diverso da noi infatti  può prestarci occhi nuovi per scoprire realtà già conosciute. Si cresce, si impara  che non basta puntare i piedi e piangere e urlare  per ottenere ciò che vogliamo, perchè spesso è bello aspettare per averlo. Si impara che ci sono i diritti, ma ci sono in egual misura anche i doveri  dai quali non si può prescindere,  anche se  spesso  appesantiscono la nostra vita. Spesso si ha voglia di correre a perdifiato per tagliare il traguardo il prima possibile, e dall’altra parte   ci sono i  freni  della ragione e del dovere, e come si fa a conciliare le due cose ? E’ molto faticoso gestire " l’attesa ", gestire tutto ciò che si frappone al raggiungimento di una meta, ma crescendo impari  che questa attesa  può essere il sale perchè tutto ciò che è vero, autentico e importante in questa nostra affascinante esperienza che è la vita, richiede un giusto tempo di maturazione  ed occorre aver pazienza, vigilare in un’attesa elettrizzante, cogliendo e godendo dei progressi, rispettando i tempi della crescita, perchè cogliere un frutto quando è ancora acerbo, non può darci il piacere e godimento di un frutto maturo. Si cresce,si impara  a conoscersi  e a scoprirci diversi da quello che credevamo di  essere ! Si cresce, si impara  che non devi sempre fidarti delle persone che  dicono di amarti  perchè le stesse, possono mentire e farti un male che neanche tu lo immagini. Si cresce, si impara  che in ogni strada che decidi di percorrere  ci può essere un bivio  e devi scegliere dove andare, e non sempre potrai andare dove ti porta il cuore  e questo ti farà soffrire. Si cresce, si impara  che puoi piangere lacrime di gioia e vivere il dolore senza una lacrima e per questo la gente ti giudicherà . Si cresce, si impara  che puoi trattenere il fiato  non solo per la paura, ma anche per l’emozione. Si cresce, si impara  che servono i giorni di pioggia  come quelli di sole, che si ha bisogno di entrambi,  anche se spesso  quelli di pioggia   sembrano durare più a lungo. Si cresce, si impara come il tempo  sia un concetto strano, che sta ad indicare uno spazio indefinito  che subisce mutamenti a seconda del tuo stato d’animo: che in base ad esso ha un peso diverso  ed allora, un minuto può sembrare un’ora,  ed un’ora un secondo. E mentre il tempo scorre, ti guardi allo specchio, e vedi sul tuo viso una ruga che prima non c’era e capisci che stai crescendo, e capisci che stai imparando.

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